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BACCANALE

L'espressione del giocare
in una danza piena di colore.

La critica

Paolo Berti

I suoi dipinti mi riconducono a una danza, la proporrei a molti con il sole pieno, in mezzo a un campo o su un'aia assolata, che offre ombra solo sotto la pergola dei pampini di vite. Ben si adatta quindi a questo luogo, che dalle terre arenarie fa nascere tralci e uva,  le stesse uve sempre tenute e spremute in mano da anfitrioni e trimalcioni d'ogni epoca, in coppe prima di cotto e poi d'oro o di fragile cristallo. Leggi di più

BACCANALE

Secondo Paolo Berti

Toccata e fuga per Ivo Còtani al MUVIS di Castiglione in Teverina, una tre giorni però densa di contenuti e capacità artistiche rivelate, che toccano la vallata teverina, quella stessa che dai bacini di Corbara si estende fino all'irreale Civita di Bagnoregio, tra calanchi e vitigni. 

Lungo la galleria che accoglie vasi e cimeli di un'epoca passata ben si adatta l'ondata di colori nei pannelli di Ivo, tutti espressione del giocare in una danza semiorgiastica sprigionando energie non  affatto celate. Tra il serio e il facèto, si diceva un tempo, ma se l'allegria non è parte della vita, ditemi come risolvere altrimenti l'esistenza, se non danzando allegri. 

Sì, i suoi dipinti mi riconducono a una danza, la proporrei a molti con il sole pieno, in mezzo a un campo o su un'aia assolata, che offre ombra solo sotto la pergola dei pampini di vite. Ben si adatta quindi a questo luogo, che dalle terre arenarie fa nascere tralci e uva,  le stesse uve sempre tenute e spremute in mano da anfitrioni e trimalcioni d'ogni epoca, in coppe prima di cotto e poi d'oro o di fragile cristallo. 

Poi c'è la libertà! Libertà di dire essere fare non essere dare togliere prendere (quest'ultimo verbo all'infinito lo usammo a pranzo nel nostro primo incontro tra Ivo e me e demmo ad esso un significato particolare). E non è poco. Guardateli uno ad uno i suoi pannelli e leggete attentamente le leggere didascalie, a volte, ma solo a volte apposte, che sottintendono nella festa dell'opera in sé, anche molte miserie. Vi accorgerete che è un gioco ma anche un assalto! Sono stato travolto da queste immagini come se fossero  un piccolo terremoto della mente. Piccolo… poi non tanto! 

Perchè colloco Ivo Còtani tra i nuovi artisti di cui parleremo in seguito nel tempo.  Roma è piena di nuovi… l'Accademia li sforna e li perde, la stessa accademia a volte crea mostri inutili; altre volte, da chi se ne distanzia con intelligente sagacia e attenzione e con la giusta reattività al professorame, scaturiscono novità che attraggono e fanno pensare in modo nuovo. 

Nei suoi pannelli non c'è una sola campitura nera, l'esatto contrario del neo figurativismo attuale che celebra fin troppo ostinatamente e pedissequamente l’ormai popolare e diffusissimo concetto di contrasto caravaggesco dello stagliare le forme e  luci sui fondi scuri. Solo qualche cenno di un diluito blu di prussia drammatico nel pannello in PVC “After last supper”, stemperato sempre  dalla leggerezza dei tratti, dalle sovrapposizioni grafiche, dalla tenuità dei colori e dalla gioiosità complessiva della composizione.  

Guardateli attentamente, sono il sollievo nella lievità. 

Appaiono e scompaiono, vogliono attrarti e farsi capire, allontanarsi e riavvicinarsi, semplicemente per danzare e farti  danzare con rimandi alla tua fantasia, in una festa popolare dove luci, stelle, festoni, goliardiche fisiognomiche e tradizionali balletti si affastellano  in una quinta scenica di  continue e  contemporanee apparizioni. Si, forse è il teatro della vita, il vivere insieme tra un bagno assolato e un grappolo d'uva il segreto svelato da Còtani, per un ritratto collettivo con  le fatuità, le illusioni e i sogni che desideriamo o desidereremmo vivere  sempre. Ritratto e ritratti, perché le figure sempre colme di ironia e di richiami caricaturali, a dir poco ci rappresentano e ritrovarsi in esse può essere la sensazione che percepiamo ma che segretamente teniamo per noi. 

Mi piace acclimatarmi al linguaggio che penso appartenga ad Ivo, che ho chiamato e cercato, proprio per la sua filosofia di giullare dell'arte, visibile già  nel suo rapportarsi personalmente, nel modo di vestire o del  rinnovato istrionismo applicato in pittura. 

Come vedete e leggete, non adotto, dacché si è soliti e facilmente  propensi a strafalcionare in veste di critico d'arte, nessun raffronto o similitudine o richiami ai tanti ismi o ai caratteri espressivi di altri autori recenti.  

Dovrei però in qualche modo evocarli in un esame critico delle opere di Còtani (Festa, Angeli, Schifano e altri), ma decisamente affogando nei blu tenui e intensi o nelle nette figure ocra, perdendosi nelle nuvolette rosa del cielo irradiato di Ivo, me ne frego. Sono lontane quelle vite artistiche di Piazza del Popolo, tra i Bar Rosati e Canova, con Nicoletta Strambelli a far loro compagnia. Legate più a importare le avanguardie americane e a tradurne per bene i valori e la portata culturale, avevano allora tutto il diritto di essere il contraltare del serio e tragico neorealismo italiano. Ogni frutto ha la sua stagione. Eravamo nella seconda metà del novecento. Pasolini fu ammazzato nel 1975, Moro nel 1978, epilogo di un terrorismo che non sembrava finire mai. 

Fu una contrapposizione vitale e salutare per la cultura italiana, questa tra neorealisti e transavanguardia. Geniale e costruttiva. Eravamo una società incasinata ed impaurita e non poteva essere interpretata e tramandata se non tenendo presente Goya e Grosz, ma anche Warhol e Ginsberg o agendo creando immagini, facendo poesia e buon giornalismo. Si era confusi allora. Le Gallerie storiche di Roma vendevano e promuovevano nuovi artisti. Gli occhi della cultura erano tutti rivolti nell'indagare tra quella dinamica e convulsa  confusione. 

Bene. Tutto secondo me riporta però ai tempi di allora. Sia perché l'ondata è stata enorme e lo tsunami provocato ancora non si è ritirato, sia perché i venti del '68 stanno ancora spirando lievi e gradevoli, perfezionando e stabilizzando i sentimenti di liberazione, le conquiste civili e la stagione dei diritti, opponendosi ai tremori di un'ignoranza strisciante, conseguenza e trasudo del globalismo attuale che inquina, fa' ammalare vecchie, nuove e nuovissime generazioni. Abbiamo ancora bisogno di indagini, anche se leggermente ironiche. E abbiamo bisogno di vento fresco e non del ciarpame dei depositi museali ritrovati e riproposti. 

 Abbiamo di nuovo bisogno dell'acre e severa riflessione di chi guardava allora a un'Italia da rigenerare. Ma abbiamo anche necessità dei fiori e del colore del mare ritrovati, della corposità sdraiata alla solina, dalle chiappe strabordanti, degli esili e smilzi personaggi in movimento, degli animali accennati, delle facce ammiccanti e delle stelline graffitare, così come ci piace la moltitudine di visi, trasgressioni, nudini, in un vortice da Baccanale  paragonabile ai bivacchi di  Woodstock . 

Ne vorrei alimentare la potenza e permettere che tutto torni  molto più intensamente, per permetterne la stabilità perfezionata, proprio grazie alla precarietà esistenziale di Ivo Còtani e di altri artisti che ben conosco e ritrovo in questa  dimensione.  E che tutto sia gioco, danza, commedia in una silloge perfetta di erotismo, volatilità delle impressioni, profumi ed incantesimi mi appare come la gradita, attesa emozione che mi mancava, da godere con occhi e  con il corpo, con la fantasia e la libertà di essere,  in questo basso e spesso triste stato  dell'oggi.